Carl Orff - Carmina Burana (ADD – DDD)
Pink Floyd – Dark side of the Moon, Echoes
Chick Corea
Michael Gordon Oldfield – Tubular Bells
Fabrizio De Andrè
Mahler prima sinfonia "Il Titano"
Richard Strauss "Così parlò Zarathustra"
Igor Stravinsky "L'uccello di fuoco"
Schubert "Arpeggione"
Boellmann: "Suite Gothique"
Bach: "Toccata e fuga" BWV 565

Come valutiamo i nostri diffusori

Per giudicare il valore dei vari diffusori, ascoltiamo esecuzioni non amplificate, registrate in un'unica traccia. Confrontiamo diversi diffusori analizzando la loro capacità di riprodurre i timbri, le dinamiche e le scene spaziali di diversi ensamble (gruppi di strumenti).

Poichè i diffusori rappresentano l'ultimo anello della catena, gli stessi brani vengono ascoltati anche utilizzando diverse sorgenti e diversi amplificatori. In questo modo, è più facile distinguere la "personalità" dei diffusori dagli effetti dovuti agli altri componenti.

Ovviamente, è impossibile riprodurre fedelmente le impressioni uditive che si provano ad esempio in una sala da concerto. Tra i motivi più ovvi possiamo citare il fatto che i microfoni sono generalmente posizionati un luoghi diversi da quelli in cui il pubblico si trova (tra l'altro, non è possibile definire un singolo punto di ascolto in una platea). Ad esempio, in un concerto sinfonico i microfoni principali sono posizionati in alto, più o meno sulla verticale del direttore d'orchestra, spesso "rinforzati" da diversi microfoni posizionati in modo da evidenziare le sfumature di ogni sezione. La scena spaziale viene catturata dai microfoni principali, che quindi rappresentano un punto di ascolto privilegiato, addirittura migliore di quello del direttore d'orchestra.

Anche quando la registrazione avviene solamente con la coppia di microfoni principali, come può accadere nei concerti di musica da camera, persino se questi sono posizionati all'inizio della platea in corrispondenza di un posto reale, la riproduzione del concerto non può essere perfetta perchè il teatro o la sala in cui la registrazione è stata effettuata possiedono un'acustica diversa dal teatro o dalla sala in cui sono posizionati i diffusori.

Quindi c'è una componente soggettiva nel giudizio di ogni ascoltatore che corrisponde a quanto bene la resa dei diffusori soddisfa le sue aspettative, in generale diverse per ogni singolo brano. Di seguito, elenchiamo alcuni brani che amiamo ascoltare, cercando di spiegare quali siano le nostre aspettative e quali siano i dettagli su cui normalmente ci concentriamo.

Richard Strauss, *Also sprach Zarathustra* (Così ò Zarathustra), poema sinfonico op. 30. Herbert von Karajan dirige i Berliner Philharmoniker nel 1986 (Deutsche Grammophon)
L'introduzione, resa celebre dal film "2001 Odissea nello spazio" di Stanley Kubrick, inizia con un DO molto grave (poco meno di 33 Hz), eseguito da contrabbassi, controfagotto e organo, che ci permette di apprezzare fin dal primo istante la disinvoltura con cui i diffusori propagano le frequenze più basse.

Gli ottoni, attaccando piano, suonano poco dopo la celeberrima sequenza DO-SOL-DO che prelude il drammatico accordo di DO minore eseguito da tutta l'orchestra, seguito dalla sequenza DO-SOL martellata dai timpani. Di nuovo la sequenza eseguita dagli ottoni e dai timpani si ripete, contrastando la prima con un luminoso accordo centrale di DO maggiore, in un crescendo dinamico che non è ancora concluso.
Per la terza volta, gli ottoni eseguono la sequenza DO-SOL-DO, ma questa volta la tensione accumulata si libera nell'accordo di FA maggiore, che preludo il climax orchestrale che culmina nella conferma della tonalità di DO maggiore, terminato in "fortissimo" da tutta l'orchestra che, con sorpresa, lascia solo l'organo a glorificare l'accordo per altri due quarti.

Il range dinamico è vasto, e i diffusori devono riuscire a farci percepire le diverse sfumature con cui le tre sequenze vengono presentate, iniziando con il "pianissimo" del DO grave iniziale, e supportare il climax dell'orchestra che termina con un "tutti" in "fortissimo".

L'opera continua dopo una battuta che sembra di pausa, ma in realtà è un'esitazione ottenuta facendo eseguire un "tremolo" in "pianissimo" ai contrabbassi, ai quali è affidato l'inizio in uno sviluppo nel registro grave che andrà estendendosi progressivamente a tutte le sezione dell'orchestra, in un crescendo continuo. In pratica, si ha la possibilità di ascoltare ogni strumento in "solo" oltre che assieme agli altri, permettendoci di valutare la resa timbrica dei diffusori per tutti gli strumenti dell'orchestra moderna.

Franz Schubert, "Sonata in LA minore per arpeggione e pianoforte", D. 821, nell'esecuzione di Mstislav Rostropovich al violoncello e Benjamin Britten al pianoforte del 1968 (Decca).
Registrazione mitica, sia per gli interpreti eccezionali che per la qualità audio: configurazione di microfoni ad albero con ottima ricostruzione della scena spaziale. Il violoncello di Rostropovich è restituito in tutti i dettagli (pur evitando le asprezze di alcune registrazioni, anche più moderne), mentre il pianoforte rimane sullo sfondo, senza però scomparire o rimanere musicalmente isolato.

La grazia dell'esecuzione deve essere restituita all'ascolto a un volume medio (si tratta di musica da camera, quindi non si arriva ai picchi dinamici di "Zarathustra"). I diffusori acustici, suonando dal pianissimo al forte (un forte da musica da camera, non da orchestra), non devono risultare ovattati o chiusi. In particolare, la timbrica non deve risentire delle variazioni dinamiche (non più che quanto avviene normalmente per il singolo strumento) e le frasi devono risultare fluide e ben distinguibili anche sul pianissimo.

Gustav Mahler, Sinfonia N. 1 in Re maggiore "Il Titano", ultimo
Il quarto movimento della prima sinfonia di Mahler è un monumento sonoro di notevole complessità e lunghezza (circa 20 minuti) che inizia in modo brutale contrastando la lunga coda in "pianissimo" del celeberrimo terzo movimento: un colpo di piatti in "più che fortissimo" (fff) seguito in levare da un accordo nel registro acuto eseguito in "fortissimo" da tutti i fiati, che precede il colpo di gran cassa e un lungo rullo di timpani. Violini primi e secondi e viole eseguono quindi un rapido passaggio in tre battute che diventa sempre più incalzante passando dal “ff” al “fff” e introduce una drammatica frase degli ottoni (il primo frammento del tema in Fa minore) a cui replicano repentini i legni, poi gli archi, e infine i corni.

Di nuovo, gli archi in "fff" incalzano per otto battute prima che gli ottoni eseguano il secondo frammento del tema, il quale si ripresenta come un'unica entità solamente alla battuta 56. Il movimento continua alternando momenti lirici e grandi esplosioni orchestrali, riprendendo motivi tematici dai primi due movimenti, per terminare in una coda che conclude un lungo climax e termina la sinfonia ripristinando la tonalità di base di Re maggiore. In questa registrazione dal vivo, tutta la tensione viene liberata nell'applauso finale, che spontaneamente inizia quasi come se fosse una continuazione naturale della partitura.

Questo brano è un ascolto ideale per far lavorare i diffusori alla massima potenza (l'idea sarebbe di riprodurre la poderosa orchestra di oltre cento elementi che suona al massimo del proprio range dinamico, compatibilmente con la pazienza dei vicini...) e saggiare la loro capacità di "liberare" il suono nella nostra sala di ascolto (che probabilmente non ha l'acustica di una grande sala da concerto, non dimentichiamocene).
L'alternanza di dinamiche esasperate (dal "fff" iniziale ai vari "ppp" intermedi, fino al "fff" finale) ci permette inoltre di confrontare la risposta dei diffusori a diversi regimi, cercando di evidenziare le eventuali difficoltà a riprodurre i timbri e la collocazione spaziale dei vari strumenti.

La partecipazione emotiva non è poi un ingrediente da dimenticare: se "Così parlò Zarathustra" è il modo più coinvolgente di iniziare il nostro test di ascolto, "Il Titano" ne è senza dubbio la conclusione più coerente.